UDIENZE GUP GIUDICE UDIENZA PRELIMINARE
DAL PUBBLICO MINISTERO AL GUP
Mentre attendiamo che la Magistratura apra un altro prioritario filone di indagine per i gravissimi inquinamenti da PFOA, PFIB ecc. a danno di cittadini, lavoratori e ambiente, come documentato nei nostri esposti anche con le analisi del sangue dei dipendenti, con soddisfazione rileviamo che la Procura della Repubblica, con la richiesta al GUP di rinvio a giudizio di 38 indagati per avvelenamento doloso e mancata bonifica (fino a 15 anni di reclusione), ha accolto i tre punti cardine dell’altro esposto presentato l’anno scorso da Medicina democratica. Vale a dire: 1) non solo cromo esavalente ma almeno altri 20 veleni tossici e cancerogeni sono sotterrati per 500 mila metri cubi (o forse il doppio?) sotto lo stabilimento di Spinetta Marengo. 2) La Solvay (e prima di lei Arkema) ne era perfettamente a conoscenza, come tutti, e più di tutti: non a caso avendo acquistato il complesso chimico per un tozzo di pane. 3) La Solvay ha nascosto e contrabbandato le discariche, ha ingannato le amministrazioni e omesso la bonifica.
Dunque le aziende, e non la collettività, dovranno pagare i danni alle persone, alle falde, agli acquedotti, e soprattutto i costi della bonifica, intendendo per bonifica l’eliminazione dei veleni sotterrati e giammai il costoso piano AMAG di inutile “lavaggio” delle acque. In questo senso ci sono già studi e ricerche. Mentre ci si opporrà il ricatto occupazionale.
Come avevamo annunciato nel nostro esposto, al processo per il disastro ecologico ci presenteremo quale parte civile, insieme agli ammalati e ai famigliari dei cittadini e dei lavoratori deceduti. Con o senza i sindacati. In sede processuale cercheremo di individuare, accanto alle responsabilità dei dirigenti aziendali, anche le responsabilità di amministratori ed enti di controllo pubblici. Responsabilità penali, perché quelle morali e politiche sono evidenti: se i politici avessero realizzato l’Osservatorio ambientale della Fraschetta da noi rivendicato da 30 anni, non saremmo arrivati a questo drammatico punto: le indagini idrogeologiche ed epidemiologiche erano infatti al primo punto dell’Osservatorio. Se i sindacati avessero sostenuto l’Osservatorio piuttosto che le direzioni aziendali, avrebbero difeso i posti di lavoro del futuro.
Ora azienda e alcuni sindacati dicono: la bonifica è impossibile, se no la fabbrica chiuderà. Il classico ricatto occupazionale. Invece è possibile togliere la montagna di veleni. Ci sono già studi e ricerche. Però ci vogliono i soldi. Soldi della Solvay. Piuttosto che buttare via soldi pubblici per il piano AMAG di inutile “sciacquatura” delle acque avvelenate. L’opinione pubblica, di cui facciamo parte, ha l’obbligo morale di pretendere una “OPERAZIONE TRASPARENZA”: verificare super partes, secondo modelli matematici, con una massa di carotaggi e interventi idrogeologici cosa e quanto è sepolto sotto la fabbrica e le colline adiacenti.
LA VIGILIA
Il processo penale per avvelenamento doloso e omessa bonifica è alle porte (14 dicembre) e Bruxelles sta sempre più potenziando lo staff che, all’indomani dello scandalo cromo, aveva creato per restaurare la disastrosa immagine pubblica. La massiccia campagna mediatica è denominata “Operation adoucir les journalistes”, “Operazione addolcire i giornalisti”. Tra gli obbiettivi: risparmiare i costi della bonifica delle falde inquinate da cromo esavalente e altri 20 veleni. Sveliamo gli altarini.
Solvay sta producendo uno sforzo mediatico eccezionale. All’ “Operation adoucir les journalistes” ci lavora uno staff con illimitati mezzi capeggiato da Paolo Bessone, il tuttofare responsabile del personale ma soprattutto portavoce dello stabilimento di Spinetta Marengo (AL) in stretto contatto con i giornalisti locali. Ma sopra di lui, sopra tutti, domina la figura di Giorgio Carimati: in Italia una potenza gerarchica in diretto rapporto con Bruxelles (la sede internazionale della Solvay) e uno dei principali imputati al processo. Ne sentirete delle belle.
Come il dibattimento processuale, siamo convinti, dimostrerà (e noi ci adopereremo in tal senso), in realtà l’Operation è andata oltre i giornalisti, coinvolgendo amministratori, politici e funzionari, dando per acquisiti i sindacalisti. La campagna mediatica è lanciata in grande stile: articoli sui giornali (clicca qui), abbracci sindacali, borse di studio, buoni anziani, buoni libro, buoni asilo, annunci di miliardi investiti, interviste pilotate, gadget, depliant casa per casa come Berlusconi. Tanto fumo e poco arrosto. Fumo negli occhi anche il roboante annuncio di 50 assunzioni. I contratti a 3 mesi non sono assunzioni! In realtà Solvay si è ridotta a 524 dipendenti e scenderà sotto 500, a cui si aggiungono 50 precari con mansioni e retribuzioni e garanzie da precari. Siamo al minimo storico occupazionale e con ricorso a straordinari e appalti, che non sono certo garanzia di sicurezza. Però con tanto di “apprezzamento dei chimici CGIL CISL UIL e RSU”, come leggiamo sui giornali. PFIB e PFOA sono piccole sviste ambientali e sanitarie. Tanto le indagini epidemiologiche non vengono fatte, i rilevamenti degli inquinanti non vengono pubblicizzati.
La sfrontatezza Solvay, alla vigilia del processo che vede (per ora)38 imputati difesi da una cinquantina di avvocati , viene raggiunta con “la disponibilità di contribuire economicamente per finanziare un piano di bonifica”. Contribuire? Ma chi ha inquinato deve bonificare di tasca propria. Non con i soldi pubblici. O pensa di cavarsela con qualche milioncino (12 secondo La Stampa, 2,5 secondo Il Piccolo) per sciacquare le falde pregne di cromo e altri 20 veleni? Ci pensa sì, tanto da investire per l’operazione mediatica un capitale, un nonnulla se paragonato ai costi di bonifica.
“Operation adoucir”… Sarà dura. “La bete noire”, la bestia nera, come è stata definita da Bruxelles, non si è lasciata intimidire dalle minacce. Medicina democratica infatti conta di essere protagonista in questo processo. E anche grazie a questo blog, che hanno ribattezzato “le notre WilkiLeaks”.
UDIENZA 14 DICEMBRE 2010
Al processo Solvay, è stata desolante l’immagine della giustizia che hanno avuto i lavoratori e i cittadini ammalati e i parenti delle vittime dell’inquinamento mentre hanno affollato per chiedere giustizia l’aula del tribunale di Alessandria. In quest’aula, già di per sé desolante per incuria e disordine e sporcizia, essi hanno giudicato uno spettacolo deprimente: lo stuolo di avvocati degli imputati che iniziano la melina per inficiare gli atti dell’accusa e per arrivare di rinvio in rinvio alla prescrizione delle condanne, le burocrazie giudiziarie che smarriscono una notifica perfino nel tragitto tra Alessandria e Spinetta Marengo, il giudice dell’udienza preliminare che molla tutti in asso per ore, addirittura il rinvio dell’udienza di 4 mesi, altri 4 mesi, dopo che sono già passati 2 anni dall’inizio del procedimento penale. Visi lunghi tra gente ma visibilmente soddisfatto il responsabile Solvay dell’ “Operation adoucir les journalistes” che fra i presenti su e giù per i corridoi ha fatto la spola a curare l’immagine della società belga, compito assai arduo quando si sta tentando di sfuggire al giudizio della legge. La legge è uguale per tutti: in alto campeggiava la scritta a cui molti, prima di tornare a casa, avrebbero aggiunto un punto interrogativo. Medicina democratica, con le sue tre valige piene costituzioni di parti civili, ritornerà all’udienza del 5 aprile 2011 quando non rinuncerà di certo a chiedere giustizia.
UDIENZA 5 APRILE 2011
E’ senz’altro merito di Medicina democratica, che le ha promosse e propagandate, se le costituzioni a parte civile hanno già raggiunto un numero così elevato, e che sarà destinato ad aumentare. Si tratta di lavoratori e abitanti che hanno perso la vita e la salute e ora chiedono la condanna e il risarcimento alle aziende e ai 38 imputati. Solvay, con l’esercito dei suoi avvocatoni, farà fuoco e fiamme per impedire la partecipazione delle parti civili al processo. La più rappresentativa e titolata fra le Associazioni ambientaliste costituendi, è senz’altro Medicina democratica che da 40 anni – si pensi all’operato di Lino Balza- si batte per la salute dentro e fuori la fabbrica, dimostrandolo agli atti, ce ne fosse bisogno, con migliaia di pagine di documenti, esposti, articoli ecc. E Medicina democratica sarà per gli inquinatori proprio il nemico numero uno al processo, perché in esso svolgerà la parte più attiva e professionale per dimostrare la colpevolezza degli imputati. Fra le parti civili figurano anche Comune e Provincia: che siederebbero meglio sul banco degli accusati per tutte le omissioni e complicità di sempre. Scandalosamente assente la Regione. Senza sorpresa, assenti CISL e UIL, da sempre conniventi aziendali. Tirata per le orecchie, invece partecipa la CGIL, ma a proprio titolo e non a rappresentare i lavoratori ammalati e morti per inquinamento, compito che è toccato a noi assumere in sua vece. Il processo del secolo riprenderà il 12 maggio.
UDIENZA 12 MAGGIO 2011
Secondo l’esercito di avvocati, nessuna parte civile è ammissibile al processo davanti al GUP di Alessandria. Cioè non c’è nessun danneggiato. Non ci sono morti e ammalati passati presenti e futuri, dunque nessun risarcimento. Né ci sono inquinamenti passati presenti e futuri, dunque nessuna bonifica da fare, dunque nessun risarcimento. Non si capisce perché fare un processo se non ci sono parti civili,i danneggiati tra le persone e gli enti. Secondo il fior fiore legale dei 38 imputati, non può entrare come parte lesa nel processo nessun morto/ammalato, nessuna amministrazione pubblica, nessuna associazione ambientalista, addirittura neppure Medicina democratica che dello stabilimento di Spinetta Marengo si sta indiscutibilmente occupando da 40 anni,subendo qualunque tipo di rappresaglia. Anzi, questi super avvocati, nella foga tribunizia, si contraddicono tra di loro: alcuni affermando che l’unica parte civile ammissibile è il Ministero dell’ambiente, altri chiedendo che tale ministero sia escluso. Perfino Solvay usa la parola “criminali” riferendosi ai dirigenti Montedison (non più processabili per prescrizione o per decesso intervenuto) dai quali, dice, ha ereditato la catastrofe ambientale del cromo esavalente e altri 20 veleni tossico cancerogeni sepolti: “non ne conoscevamo l’esistenza”. E’ uno scaricabarile inaccettabile perché non c’è stata soluzione di continuità tra le due gestioni proprietarie e gestionali. I dirigenti Montedison che sapevano tutto sono rimasti tali anche sotto Solvay. Tant’è che la pubblica accusa a carico degli imputati non è di ”colpa” bensì di “dolo”. E sel’accusa è di dolo, ragionevolmente ce la spieghiamo: 1) per essere essi stati a conoscenza dell’esistenza di enormi discariche tossiche e cancerogene, illegittime e non autorizzate; 2) per aver omesso la manutenzione della rete idrica dello stabilimento provocando enormi dilavamenti delle sostanze inquinanti; 3) per non aver fatto il necessario per eliminare o solo ridurre l’inquinamento; 4) per aver avvelenatole falde sotterranee dentro e fuori lo stabilimento, nonché l’acquedotto di Alessandria,provocando gravi danni alla salute dei lavoratori e dei cittadini e dell’ambiente agricolo; 5) per aver direttamente somministrato acqua avvelenata a lavoratori e cittadini; 6) per aver omesso di segnalare agli enti pubblici il reale contenuto delle discariche e la reale portata dell’inquinamento sia del sito che delle falde; 7) per aver dolosamente errato e omesso e nascosto alle autorità i dati relativi alla esistenza e alla consistenza delle discariche, allo stato di contaminazione delle falde, alla mancata bonifica.
UDIENZA 9 GIUGNO 2011
Con una dottissima disquisizione gli avvocati della Solvay hanno chiesto al giudice Stefano Moltrasio di spostare il processo per l'inquinamento del polo chimico spinettese (cromo esavalente e altri 20 veleni) da Alessandria a Milano. La pretestuosa motivazione è stata che i giudici alessandrini (tutti, l'intero tribunale della provincia) non sarebbero competenti perchè potrebbero aver consumato l'acqua inquinata e non sarebbero dunque sereni nel giudizio nè per sè nè per i colleghi. Una motivazione priva di logica: siccome la falda inquinata va a finire in Bormida, e il Bormida in Tanaro, e poi in Po, infine in Adriatico, ebbene nessun giudice della pianura padana potrebbe partecipare a questo processo. Il GUP ha respinto la dotta quanto illogica eccezione, che aveva come unico scopo di rinviare il processo fino alle prescrizioni. Dunque il processo si terrà ad Alessandria. L'altra eccezione della difesa (il capo di accusa sarebbe indeterminato) è ancora più risibile. Altro dato positivo dell'udienza del 9 giugno è stata l'accoglienza quali parti civili di Medicina democratica e dei lavoratori/cittadini da essa rappresentati: gli unici a pieno titolo per aver documentato i danni subìti e non ipotetici. Dato curioso: la quantità di merda (responsabilità) scaricata dall'avvocato dell'Arkema sul coimputato Solvay.
UDIENZA 10 GIUGNO 2011
La tattica dilatoria degli imputati. L'Arkema sempre all'attacco. Nel tentativo di scaricare tutte le responsabilità sulla Solvay, l'Arkema ha presentato un pacco di documenti e consulenze costringendo il giudice a spostare la prossima udienza al 27 luglio. In effetti si tratta di elementi già presi in esame nei capi di imputazione e quindi non modificheranno la posizione processuale dell'Arkema. Però tutto è utile agli imputati per rinviare a più non posso il procedimento penale.
UDIENZA 27 LUGLIO 2011
From: "bastamortesullavoro" Subject: Avvelenamento doloso
Spinetta Marengo è un sobborgo della periferia sud di Alessandria; questo quartiere è assurto agli onori delle cronache, qualche tempo fa, perché le acque del fiume Bormida che lo attraversa - ed i terreni ad esso circostanti - sono pesantemente inquinati dal cromo esavalente scaricato dalle industrie del qui stanziato polo chimico, formato dalle seguenti industrie: Ausimont, Atofina-Arkema- Solvay Solexis. Al Palazzo di Giustizia cittadino è in corso di svolgimento - quella di mercoledì 27 luglio è stata l'ultima udienza prima della pausa estiva - il processo che vede imputati, con l'accusa di avvelenamento doloso delle acque, trentotto schifosi personaggi: amministratori delegati, direttori di stabilimento,responsabili ambiente, dirigenti e tecnici che si sono succeduti nel corso del tempo. Le parti civili costituite sono settantadue: settantadue cittadini, che lamentano pesanti danni alla salute provocati dagli sversamenti, e dieci tra enti ed associazioni. L'auspicio è che la vicenda si chiuda celermente con una condanna esemplare - ad anni di meritatissima galera - per i responsabili dell'avvelenamento dell'ambiente. Come pena accessoria, suggerisco di elevare obbligo ai rei di bonificare personalmente, e senza alcun dispositivo di protezione né individuale né collettivo, tutta la zona avvelenata dagli scarichi delle loro industrie. Comprendo bene che ciò configurerebbe una violazione del c.p. in particolare dell'articolo 437 dello stesso - ma rappresenterebbe un giusto monito ai padroni: devono smetterla di avvelenare la gente per poter fare profitti astronomici.
UDIENZA 26 SETTEMBRE 2011
All'udienza presso il Tribunale di Alessandria, Giudice per le indagini preliminari, l'avvocato Laura Mara, per conto di Medicina democratica e dei lavoratori/cittadini parti civili rappresentati, ha chiesto il rinvio a giudizio dei 38 imputati Solvay e Arkema in ordine ai reati di avvelenamento doloso e omessa bonifica dolosa del sito chimico di Spinetta Marengo (AL). Clicca qui per leggere l'arringa dell'avvocato Mara.
UDIENZA 30 SETTEMBRE 2011
Nelle foto si riconoscono Bigini, Fabbio, Rossi, Stirone, Bessone, Molina, Muliere, Robutti, Bocchio. Brindano e se la ridono allegramente. Gli imputati hanno poco da ridere: venerdì 30 settembre devono comparire in tribunale. Qui, ai politici non hanno imputato responsabilità penali, ma per le complicità istituzionali essi dovrebbero nascondersi anziché ridere.
UDIENZA 7 OTTOBRE 2011
Processo per l’inquinamento del polo chimico di Spinetta Marengo: avvelenamento doloso e dolosa mancata bonifica. Nell’udienza precedente gli imputati Ausimont si sono dichiarati innocenti perché il dolo sarebbe della subentrante Solvay, dal 2002. Nell’udienza del 13 ottobre gli imputati Solvay si dichiareranno innocenti perché il dolo sarebbe della precedente Ausimont, fino al 2002. Nella prossima udienza del 7 ottobre gli imputati Arkema si dichiareranno innocenti perché il dolo sarebbe di Ausimont e Solvay, prima e dopo il 2002. In subordine,tutti assieme sarebbero contenti che il giudice sentenziasse che non è dolo bensì colpa, reato involontario. Meglio ancora: non è colpa di nessuno. Cioè la colpa è dei cittadini e dei lavoratori e dei cittadini che sono morti o si sono ammalati senza alcun motivo. E pretenderebbero anche i risarcimenti. Il più innocente di tutti, secondo i più famosi avvocati italiani, sarebbe Carlo Cogliati, presidente e amministratore delegato Ausimont e Solvay dal 1991 al 2003, il quale non sapeva niente di discariche e inquinamenti cancerogeni, proprio lui che controllava perfino la mobilità di una scrivania da Bollate a Spinetta, proprio lui che ha licenziato Balza e Spinolo per aver denunciato gli inquinamenti.
UDIENZA 13 OTTOBRE 2011
Tutti innocenti. Nelle udienze precedenti i più famosi avvocati italiani * di Ausimont, premesso che tutti i 38 imputati sono innocenti, hanno cercato di dimostrare che se proprio un colpevole ci deve stare, bisogna cercarlo in Solvay che è subentrata ad Ausimont ma non ha fatto la bonifica. Quelli di Solvay, stessa premessa, e stesso scaricabarile su Ausimont: siamo arrivati dopo e non sapevamo niente e non abbiamo nascosto niente ecc.
Nell’udienza del 7/10/11 i più famosi avvocati italiani * di Arkema, premesso che tutti i 38 sono innocenti, hanno sostenuto la tesi che capita di comprare un’auto usata taroccata quando ci si fida del venditore. Di solito invece qualunque acquirente non si fida e fa revisionare la macchina dal proprio meccanico. A maggior ragione qui non si è trattato di un’auto bensì di una fabbrica, una fabbrica chimica addirittura. Dunque se proprio ci deve essere un colpevole bisogna cercarlo nella venditrice Ausimont. O in Solvay, che occupa la maggior parte del polo chimico.
E’ andata invece delusa l’aspettativa di ascoltare l’avvocato difensore di Giorgio Canti. Canti è l’imputato chiave del processo, il tratto di unione fra Ausimont e Solvay, la memoria storica ambientale dello stabilimento, l’uomo che ha nascosto gli scheletri negli armadi (in senso figurato e fisico) prima per Ausimont e poi per Solvay. Se gli avvocati riusciranno a dimostrare la sua estraneità, nessuno degli altri imputati rischierà la condanna. Non sia però trasformato in capro espiatorio perché, pur essendo un esecutore responsabile al massimo livello dirigenziale, resta pur sempre un esecutore di ordini dall’alto.
Anche secondo i capi di imputazione, in tutti gli accertamenti effettuati, Canti ha piena consapevolezza da sempre dei terreni contaminati e dello stato di inquinamento della falda, nonché delle emissioni in atmosfera passate e presenti. La corrispondenza tecnica ambientale occultata, oggetto di sequestro nel processo, passa attraverso di lui. Le operazioni di occultamento precedenti il 2008 (es. 1) e seguenti il 2008 (es. 2) che coinvolgono l’intera struttura gerarchica aziendale fino alla direzione in Belgio, passano attraverso di lui. Partecipa attivamente nell’approntare la linea di difesa con gli altri coimputati e nella selezione accurata delle omissioni e manomissioni (doppie versioni) dei dati e analisi da fornire agli enti pubblici. Con ciò vanificando la procedura stessa di bonifica. Anche per lui l’accusa è di dolo.
(es. 1) Il cromo affiorava nella neve gialla (La Stampa, novembre 2006) e dai muri e dai pavimenti: veniva nascosto sotto manti bituminosi e gettate di cemento.
(es. 1 e 2) Al sopralluogo Arpa, disconosce la discarica di fanghi rossi, benché opportunamente recintata e con lucchetti senza ruggine, nascosta sotto la vegetazione e comprendente 3 pozzi.
(es. 2) Fa preparare due versioni di analisi da scegliere per fornire all’Arpa in merito al pozzo 8, che somministrava acqua inquinata alle utenze dello stabilimento (mensa, uffici, infermeria ecc.).
* Da tutti questi avvocati non abbiamo sentito una parola di doveroso rispetto per le vittime.
UDIENZA 2 NOVEMBRE 2011
La banda fessacchiotti.
Mentre si attende il processo per malattie professionali, stranamente a bagnomaria, è in corso davanti al Giudice dell’udienza preliminare di Alessandria il “processo del secolo” del polo chimico di Spinetta Marengo , impropriamente definito per emergenza cromo.
Ad ascoltare i loro avvocati, che sono i più famosi (e retribuiti) della penisola (che devono percorrere tutta tanti sono i processi in corso) , gli imputati italiani e francesi e belgi di Solvay e Arkema sarebbero una banda di fessacchiotti. Sarebbero stati fregati per ingenuità, sarebbero stati truffati (sic) da Ausimont che avrebbe loro rifilato una fabbrica taroccata nascondendo che era piena come un uovo di inquinanti e doppie contabilità ambientali. Hanno fatto l’esempio di chi compra un’auto taroccata perché si fida del venditore. Ammesso e non concesso che esista qualcuno che compra una macchina con gli occhi bendati, non è assolutamente credibile che un industriale, anzi una multinazionale compri a scatola chiusa, senza meticolose verifiche addirittura una fabbrica, anzi addirittura una fabbrica chimica, anzi un sito oggetto da decenni di clamorose denunce ambientali di ogni tipo (le nostre). Beata ingenuità o cinico profitto? Non è solo un sospetto pensare che Solvay (e prima di lei, Arkema) sapevano benissimo il perché di un prezzo di vendita così stracciato. Il perché di quegli sconti erano infatti le tonnellate di 20 tipi di veleni tossici e cancerogeni (tra cui il cromo esavalente) sepolti sotto e attorno allo stabilimento: da decenni e fino ai giorni nostri. Lo sapevano tutti quelli che vi lavoravano, lo sapevano gli amministratori pubblici e l’opinione pubblica che da decenni Medicina democratica informava con denunce.
Dunque non si tratta di un sospetto. Tanto più che negli atti processuali approntati dalla Procura della Repubblica ci sono le prove che gli imputati, senza soluzione di continuità tra Ausimont e Solvay, non solo sapevano ma hanno fatto di tutto per omettere e manomettere dati e analisi, imbrogliando i già distratti enti pubblici, impedendo così di contenere ed eliminare l’immenso inquinamento. L’hanno fatto consapevolmente, per interesse, dunque per dolo. Infatti l’accusa è di avvelenamento doloso e dolosa mancata bonifica. Eppoi, se ci fosse stata questa presunta truffa: perché Solvay non ha denunciato per truffa Ausimont? Perché i dirigenti Ausimont che nascondevano gli scheletri negli armadi sono rimasti gli stessi in Solvay? Ausimont e Solvay fingono di bisticciare, come facevano i famosi ladri di Pisa.
A sentire gli avvocati Solvay, che parlano solo di cromo e non degli altri 20 veleni, i colpevoli, quelli che seppellivano i depositi industriali e manipolavano i dati, vanno ricercati fuori dall’aula, indietro negli anni, nel secolo scorso, in Montecatini, nei direttori precedenti dell’Ausimont (di cui fanno tanto di nomi, alcuni vivi come Capogrosso e Guarracino, altri morti: Tartuferi). Ma non si tocchino gli imputati: che non sono stati informati dai suddetti direttori, non sapevano, non immaginavano, non hanno omesso e manomesso, non hanno peggiorato la situazione. Anzi, quando hanno saputo (nel 2008!) si sono fatti in quattro, spendendo milioni di euro per pura generosità, per rimediare allo scempio di coloro che li avevano preceduti e contro i quali puntano il dito: industriali, politici, arpa, asl, procure. Insomma, ammettono che ci siano colpevoli… ma non condannabili per prescrizione.
C’è chi si è stupito di non aver sentito dai famosi avvocati neppure una parola di doveroso rispetto per le vittime. Non c’è da stupirsi, fra loro c’è chi ha sostenuto che non ci sono state vittime, l’acqua bevuta e l’aria respirata erano e sono perfette, e se le perizie del Pubblico ministero dicono il contrario, e se tutti i dati epidemiologici e delle parti civili dicono il contrario, sbagliano, o, al massimo, i responsabili vanno ricercati fra le aziende e le persone defunte, e a loro chiesti i risarcimenti e la bonifica, e non alla Solvay. In definitiva chiedono al giudice per tutti gli imputati il non luogo a procedere, perché i fatti non sussistono, o per reati non commessi, o in subordine commessi ma non per dolo ma per ingenua colpa.
UDIENZA 24 NOVEMBRE 2011
Mentre si sta malamente difendendo nel processo cromo & affini, Solvay continua a scaricare in Bormida PFOA tossico e cancerogeno, senza essere processata. Questa è la foto di una manifestazione del 1990 per la chiusura dell'Anca di Cengio, che avvelenava il fiume Bormida e tutta la sua valle: una lunghissima battaglia vinta solo nel 1999. Nel 2011, dopo le bonifiche e senza che siano ancora stati risarciti i danni ambientali, si parla ancora di un "Piano di azione per la riqualificazione ambientale, sociale ed economica della valle" e di un "Piano operativo dedicato alle prospettive di sviluppo del territorio". Che la storia non si ripeta a Spinetta Marengo.
UDIENZA 16 GENNAIO 2012
Nessuno dei 36 imputati della catastrofe ambientale è stato prosciolto. Il giudice dell’udienza preliminare, Stefano Moltrasio, del tribunale di Alessandria, ha pronunciato “decreto che dispone il giudizio” nei confronti degli imputati Ausimont e subentrante Solvay. Carlo Cogliati, Giulio Tommasi, Francesco Boncoraglio, Bernard De Laguiche, Pierre Jaques Joris, Luigi Guarracino, Giorgio Carimati e Giorgio Canti dovranno comparire come imputati in Corte d’Assise il 18 luglio alle ore 10,30. Sono imputati per due reati: avvelenamento doloso e omessa bonifica. Fino a 15 anni di reclusione, anche l’ergastolo. l principale imputato al “processo del secolo” sarà Carlo Cogliati, presidente e amministratore delegato Ausimont e Solvay dal 1991 al 2003, che licenziò Balza e Spinolo per aver denunciato gli inquinamenti, e per questo già condannato.
Per Stefano Bigini (ultimo direttore Solvay) e i dirigenti Arkema il reato è di omessa bonifica. Fra le parti civili riconosciute sarà attiva al processo Medicina Democratica tramite l’avvocato Laura Mara con i suoi consulenti tutti a titolo gratuito e a patrocinio dei lavoratori e cittadini morti e ammalati per l’inquinamento doloso del polo chimico di Spinetta Marengo. Le fonti di prova sono state: le indagini dei carabinieri del N.O.E., i documenti sequestrati ambientali e medici, le intercettazioni telefoniche e le testimonianze dei dipendenti e dei residenti.
Dunque, negli atti processuali approntati da Riccardo Ghio della procura della Repubblica ci sono le prove che gli imputati, senza soluzione di continuità tra Ausimont e Solvay, non solo seppellivano depositi industriali, non solo sapevano ma hanno fatto di tutto per omettere e manomettere dati e analisi, imbrogliando i già distratti enti pubblici, impedendo così di contenere ed eliminare l’immenso inquinamento della falde acquifere (cromo esavalente e altri 20 veleni tossici e cancerogeni) . L’hanno fatto consapevolmente, per interesse, dunque per dolo. Infatti l’accusa è di avvelenamento doloso e dolosa omessa bonifica.
L’accusa è di dolo: 1) per essere essi stati a conoscenza dell’esistenza di enormi discariche tossiche e cancerogene, illegittime e non autorizzate; 2) per aver omesso la manutenzione della rete idrica dello stabilimento provocando enormi dilavamenti delle sostanze inquinanti; 3) per non aver fatto il necessario per eliminare o solo ridurre l’inquinamento; 4) per aver avvelenato le falde sotterranee dentro e fuori lo stabilimento, nonché l’acquedotto di Alessandria, provocando gravi danni alla salute dei lavoratori e dei cittadini e dell’ambiente agricolo; 5) per aver direttamente somministrato acqua avvelenata a lavoratori e cittadini; 6) per aver omesso di segnalare agli enti pubblici il reale contenuto delle discariche e la reale portata dell’inquinamento sia del sito che delle falde; 7) per aver dolosamente errato e omesso e nascosto alle autorità i dati relativi alla esistenza e alla consistenza delle discariche, allo stato di contaminazione delle falde, alla mancata bonifica. Con l’udienza finale del GUP si è concluso un primo atto di giustizia. Confidiamo nel processo in Corte d’Assisi. Mentre siamo sempre in attesa dell’ altro processo a carico Solvay: per malattie professionali, stranamente a bagnomaria.















