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Rassegna Stampa

mercoledì 18 novembre 2009

La Solvay abbia il coraggio di venire ad un confronto pubblico


Quasi in concomitanza si sono svolti due eventi con lo stesso contenuto: la crisi del polo chimico di Spinetta Marengo. Uno è stato l’adunata dei dipendenti della Solvay da parte del direttore, senza contraddittorio in quanto non siamo stati invitati. L’altro è stato la conferenza stampa di Medicina democratica con il Comitato spinettese, senza contraddittorio in quanto l’azienda belga, pur informata, non ha partecipato. Ebbene, proponiamo alla Solvay il coraggio di presentarsi in confronto pubblico, fifty fifty, affinché l’opinione pubblica giudichi in contraddittorio la trasparenza delle rispettive posizioni.
Se accetterà, ci sembra corretto anticipare che in quella occasione vorremo chiedere ai medici di fabbrica perché si è ritenuto per decenni di non informare i lavoratori che il PFOA misurato nel loro sangue poteva essere un pericolo, che gli studi internazionali stavano dimostrando che le cavie muoiono e i pesci cambiano sesso, che era in corso nel mondo la sua messa al bando. Una informazione doverosa affinché ciascun lavoratore potesse regolarsi di conseguenza e scegliere, lui e non gli altri per lui, se continuare a sottoporsi a questo rischio per la propria salute, come una cavia di laboratorio. Non dimentichiamo che alcuni lavoratori sono stati licenziati dopo essersi opposti ad operare con l’esposizione a se stessi e al territorio. Alla stessa domanda potranno rispondere le rappresentanze sindacali aziendali, dalle quali il direttore potrebbe farsi accompagnare. Il PFOA non esiste in natura. Non è fissato nessun limite di legge al PFOA nel sangue per il semplice motivo che non può essere che limite zero. A zero deve essere ridotta la contaminazione, oggi, e non rinviata al 2012 o 2015. Di questo deve rendersi conto la Magistratura.
Al confronto pubblico potranno, noi proponiamo, intervenire i sindacati provinciali e nazionali, sia quelli che sono sulle posizioni dell’azienda, sia quelli sulle nostre ragioni che respingono il ricatto occupazionale e puntano alla vera salvaguardia dei posti di lavoro. In particolare sapremmo così se al processo penale (38 indagati per avvelenamento doloso e mancata bonifica) i sindacati, almeno quelli che dichiarano gravi preoccupazioni per la salute dei lavoratori e dei cittadini, parteciperanno come parti civili al fine di assicurare ai lavoratori il risarcimento dei danni, come noi stiamo facendo. In quella sede apprezzeremmo la disponibilità dell’azienda a fornire i dati d’archivio utili per una cinquantennale indagine epidemiologica che, insieme all’Osservatorio ambientale della Fraschetta, da 30 anni rivendichiamo sotto diretto controllo popolare.
Proponiamo alla Solvay una intera giornata di lavoro, in modo che uno spazio venga riservato agli amministratori pubblici, sia quelli che, come l’azienda, sono favorevoli al piano Amag di depurare le falde inquinate con o senza chilometri di muretti di contenimento, sia quelli che cominciano a dubitare che tale progetto serva solo da sciacquatura inefficace e sulle tasche dei cittadini contribuenti, sia quelli che, come noi, chiedono una bonifica dello stabilimento, cioè l’eliminazione dei 500 milioni di metri cubi di cromo esavalente e veleni sotterrati, a spese della Solvay naturalmente. Il coraggio di presentarci a questo confronto pubblico, noi lo dichiariamo. Anche di affrontare il nodo della dimensione dell’evento di catastrofe industriale che secondo il sindaco potrebbe causa 3.000 morti ma, secondo noi, molti molti di più.
MEDICINA DEMOCRATICA SEZIONE DI ALESSANDRIA E PROVINCIA


Due parole su PFOA, cromo e altri veleni di Spinetta Marengo. Leggevo sempre il segretario Cisl che parlava a nome degli altri sindacati chimici, silenti, e parlava del Pfoa tranquillizzando, quasi come un benefico ricostituente nel sangue dei lavoratori, benché uccida le cavie e cambi sesso ai pesci. Finalmente leggo il comunicato della Camera del lavoro. Leggo: “siamo di fronte ad una situazione eccezionale e grave”, “gravi interrogativi sulla salute dei lavoratori e dei cittadini”, “la Solvay deve assumersi le responsabilità che le competono, smentire inequivocabilmente il rischio chiusura o declino”, “è l’azienda che deve rispondere”, e “non caricare i lavoratori, che fanno ciò che la dirigenza chiede, del dovere di difendere la loro professionalità e correttezza”, invece “l’azienda sta mettendo in atto pressioni psicologiche sui dipendenti mentre aleggia una persistente minaccia sui destini dello stabilimento” (il riferimento è alla convocazione della Solvay ai lavoratori come fosse una adunata in caserma, e ai volantini sparsi da mani anonime).
Sono un iscritto alla CGIL da quasi quaranta anni, e non sempre mi sono trovato d’accordo, soprattutto come abitante della Fraschetta. Questa volta sì.
Lettera firmata.

Scrive il consigliere comunale Mario Bocchio:
"Richiesta di risarcimento da parte della famiglia di un ex operaio della Montecatini (poi Ausimont, ora Solvay Solexis) di Spinetta Marengo, morto a causa di un tumore nel 2005. Si tratta della famiglia del Sig. Vincenzo Pacilli, che è seguita da Luigi Negro, il quale, attraverso uno studio statistico, ha portato alla luce tutti i casi di morti “sospette”, dal 1996 ad oggi, avvenute nelle vicinanze del polo chimico o agli ex dipendenti. In tutta la provincia di Alessandria, senza contare i casi legati all'amianto, si conterebbero 591 casi con diagnosi istologica di mesotelioma pleurico e 76 casi di mesotelioma peritoneale, patologie legate, entrambe, agli effetti del cromo esavalente. Fra le persone colpite dal cancro ai polmoni, all’addome e alla vescica c'è anche un numero elevato di ex operai della ex Montecatini che per anni hanno lavorato nei reparti dove si produceva titanio in polvere, utilizzando acido fluoridrico e acido solforico, altamente tossici. Il reparto con più morti è sicuramente quello dell'Algoflon, dove operavano centinaia di operai per la produzione del polimero del tetrafluoroetilene - Negli anni ‘70-‘80 sono state almeno sette le vittime del mesotelioma pleurico. Altri operai sarebbero in cura presso il reparto di pneumologia dell’ospedale di Alessandria."